“Black Lines”, un reticolo di emozioni ammantato di malinconica bellezza. [Recensione Singolo]

RECENSIONE

Un paesaggio sonoro si estende in lungo in largo, una voce indica il percorso di un’anima che si allontana dai luoghi conosciuti, cercando risposte nelle zone d’ombra, nei luoghi più remoti. Il percorso dei More Than Ruins non poteva iniziare nel modo migliore, sognante ed intenso, suoni che diventano immagini vivide in un attimo, una poesia che si scrive da sola, un parola per volta, in un’intima riflessione.

Jule Escherhaus (titolare del progetto Laina) incontra Charlie Grant ad una session di songwriting e i due decidono di intraprendere un sentiero comune, tra Londra e Berlino, che trova come prima forma di realizzazione questo loro debutto, dal titolo “Black Lines”.

Il pop d’autore morbido e crepuscolare di Jule si fonde con il songwriting acustico di matrice soft-rock di Charlie, il produttore e compositore Ainsley Adams entra far parte del progetto, dando il proprio contributo nell’allestimento di un’atmosfera in cui il romanticismo si rinnova in una dimensione contemporanea ma lontana dai cliché, orchestrata con grazia, toni e linee leggere che lasciano ampio spazio all’immaginazione.

Nando Dorelassi
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“Black Lines”, un reticolo di emozioni ammantato di malinconica bellezza. [Recensione Singolo]
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