RECENSIONE

Dismessi (temporaneamente?) i panni di batterista degli Houdini Dax, Davey Newington confeziona assieme ai suoi tre sodali di Cardiff e sotto l’egida di un nome assurdo che è tutto un programma – Boy Azooga, appunto – un album esplosivo in cui il genere power-pop subisce un upgrade che è quasi una ridefinizione. “1, 2 Kung Fu!” era atteso con una certa impazienza, specie dopo l’ascolto di “Loner Boogie” e un headbanger mentale interiorizzato per i suoi immensi due minuti, al ritmo swingante di un riff malandrino che riporta al periodo in cui nel mio lettore stanziavano quei fricchettoni di Portland, Oregon, che rispondono al nome di Dandy Warhols.

È piacere puro riascoltare il brano in occasione dell’uscita di questo full length, introdotto peraltro da “Breakfast Epiphany” (suddivisa in due parti), prestigiosa chicca di raffinate tessiture acustiche che sarebbero potute uscire dal canovaccio del compianto Elliott Smith. Presente anche l’altro singolo che ci ha intrattenuto negli ultimi mesi, “Face Behind Her Cigarette”, nel quale synth e basso cavalcano insieme prima che un inciso retrò quanto un film noir ci riporti tra le suggestioni in bianco e nero di qualche vecchia pellicola dimenticata.

Al 15 maggio scorso risale il debutto alla BBC: dopo un hype che sembrava eterno, la band ha proposto una versione di forte impatto di “Loner Boogie” durante il celebre programma “Later… with Jools Holland” – di cui è fortemente consigliata la visione se del quartetto si desidera testare il grintoso lato performativo, prodromo di live-set esplosivi che di qui a breve seguiranno il debutto.

La piacevolissima narrazione prosegue con una meravigliosa “Jerry”, quasi beatlesiana in certi leggeri echi di mellotron e negli accordi di chitarra dai rivolti ricercati. Ascoltando “Taxi To Your Head” si potrebbe quasi tirare in ballo un certo esotismo psych in cui tra divertissement vari procede l’esposizione di un gusto e di un’originalità non proprio comuni in ambito indie negli ultimi tempi, dimostrando un coraggio e una chiarezza di intenti che si sposa magnificamente a una preparazione musicale espressa traccia dopo traccia senza manierismi.

Brian Wilson è certamente uno degli ascolti in evidenza sul piano di produzione di questo album, così come lo è il funk eclettico di William Onyeabor, a confermare come è possibile, con soluzioni lontane dalle sintesi di laboratorio, coniugare una scrittura illuminata a un ritmo che la renda puro intrattenimento, in un disco dal titolo che, pur evocando scenari da rivolta dei Boxer in Cina, ci introduce alle bellezze orchestrali del migliore pop d’autore dei due mondi… ma con soli quattro potenti elementi ad esprimerlo e senza farci sentire la mancanza di nulla.

Nando Dorelassi

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Boy Azooga
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