I fratelli James fanno rivivere lo splendore del sunshine pop, nel loro progetto The Death Of Pop.

RECENSIONE

The Death Of Pop ottimo sunshine pop dalla costa sud dell’Inghilterra.

I fratelli Angus e Olver James escono alla luce del sole con il progetto The Death Of Pop nel 2013, con l’EP “Hang”, suonano un sunshine-pop con influenze psichedeliche, fatto di chitarre jangly squillanti ed adrenaliniche e melodie che si riverberano nell’aria carezzevole di estati tristi (dismal summers) e lontane.

Da quel momento in poi il prolifico duo dalla costa a sud dell’Inghilterra non si ferma e continua a scrivere e produrre la propria musica con assiduità ed ingegno, inanellando una serie di singoli, EP e album in un flusso continuo che non sembra trovare interruzioni e nel quali esprime al meglio la brillante e febbrile vena compositiva, nonché una certa abilità nell’arrangiare brani che riescono ad assumere un fascino unico grazie ad un tocco davvero personale e ad una maestria altrettanto rara.

Per chi ama bands come gli XTC, il dream-pop, la paisley underground, ma anche il weird-pop di Ariel Pink, troverà nel profluvio di brani prodotti dal singolo pane per i propri denti, atmosfere sognanti ed episodi in cui il livello si mantiene sempre molto alto e pieno di stimoli davvero interessanti.

A giugno arriva “The House That We Built”, un brano che dai primi attimi ricorda la bossa nova decadente e affascinante di Bertrand Burgalat, tessiture armoniche che riescono a portare l’ascolto in un’altra dimensione, cori visionari e atmosfere insolite, in una lounge music che riesce a flirtare con un lato oscuro ed enigmatico, che sembra celarsi da qualche parte.

Ottima anche l’easy listening di “Once Good” un funk che sarebbe piaciuto ad Alan Parson, in cui il pop (dichiarato morto nel nome del progetto) rinasce in un ritornello di facile presa e con un ottimo giro di accordi – come una fenice dalle sue ceneri – non ci resta che ammirarne il volo, che di questi tempi non si sa mai.

N.D.

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