Il labirinto sonoro di Phoebe Green ci sorprende a ogni svolta. [Recensione]

RECENSIONE

La musica passa attraverso la crescita, umana e personale, cambia forma così come cambiamo noi nel corso del tempo, e anche quella parte di sé che Phoebe Green definisce una “Shirley Temple dell’Inghilterra del Nord” (Manchester precisamente) si tramuta, canzone dopo canzone, in qualcosa d’altro, cambiando voce e a volte anche città, come nel suo caso.

E non è solo una questione di intercettare le differenze e le evoluzioni da “02:00 AM” a “Easy Peeler”, l’ultimo singolo di Phoebe, anche se certamente non sfugge una ricerca di suoni con una resa migliore, ma è soprattutto il modo in cui Phoebe si appassiona al lato più riflessivo dell’esistenza, la percezione e le aspettative degli altri, la propria indipendenza, l’amarezza che si prova quando si desidera qualcosa e poi, quando lo si ha finalmente in mano, spunta quella inaspettata delusione.

C’è lei sulla cover di “Dreaming Of” e sempre lei su quella di “Easy Peeler”, e finchè lei è sempre più assorbita nel processo di “releasin a fucking tune”, come scrive su Twitter, noi dal nostro osservatorio di ascolto privilegiato ci godiamo il suo romanzo di formazione, che ha la colonna sonora più virtuosamente indie che potessimo immaginare.

Nando Dorelassi
Stai leggendo:
Il labirinto sonoro di Phoebe Green ci sorprende a ogni svolta. [Recensione]
2min di lettura
Ricerca contenuto