RECENSIONE

Il nastro di Noa Noa si svolge aggrovigliandosi, in percorsi magnetici di un‘intima e personalissima rappresentazione dell’immaginario afro-primitivista e attraverso una curiosa e giocosa ricerca di semplificazione dei mezzi a disposizione per produrla.
Nicolas Gaunin è un compositore elettronico padovano che si diletta con varie band del circuito Kraut-Impro cittadino, come gli Orange Car Crash, e ha contribuito rumoreggiando alla chitarra, per un periodo, agli assolati deliri psych dei Lay Llamas.

È grazie a quella fucina neo-dadaista e concettuale che è Artetetra, e attraverso la preziosa lente sul mondo di Wire (che lo ha inserito nel Wire Tapper di aprile) che questa gemma è potuta emergere dagli abissi dal marasma elettronico-sperimentale attuale.

In “Rongo” (traccia scelta da Wire) tutto scorre in modo quasi documentaristico in un’avvincente simulazione esotica: la destrutturazione delle ritmiche e lo spirito dub che anima il processo configurano uno stato fluttuante nell’ascolto e ne caratterizzano la godibilità in modo programmatico, richiamando il mood e le sonorità di un album antesignano che è “Crystal Smerluvio Riddims” dei romani Rainbow Island – anche loro coinvolti in una ricerca tra “suonetti” inscatolati in supporti poveri ed endoscheletri ritmici.

Gaunin dipinge un affresco analogico, come un Gauguin del periodo “tahitiano”, ritraendo però una giungla di pixel artificiale come un videogame, in cui si agitano nervose creature appese a liane al neon in un bioma elettro-tropicale dalle radici aeree, fluttuanti e fosforescenti,  destinato a imprimersi nella memoria.


Nando Dorelassi

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Nicolas Gaunin
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