RECENSIONE

Il metodo è la sperimentazione, l’occasione è la musica. Il viaggio attraverso le persone.

Trust ‘em! Una manciata di singoli e già possiamo parlare di next big thing del power-pop. Tante band vanno e vengono, ma stavolta sull’automobile ancora in rodaggio sono saliti entusiasti Music Match Magazine, un guru come Gary Crowley – che iniziò a occuparsi di musica non ancora ventenne, fondando la fanzine new wave “The Modern World” – e l’attento blog indipendente Fresh On The Net , fondato da quel Tom Robinson che a quarant’anni dal suo disco “Power in the Darkness” non ha smesso di scoprire nuovi talenti, cui dà volentieri spazio durante il suo show su BBC Radio 6.

Sappiamo ancora molto poco dei quattro giovani Trusted. Per esempio che hanno una missione , ben esplicitata nel proprio sito web: quella di far riavvicinare il grande pubblico al guitar-rock, confezionato abbracciando la classica struttura voce – chitarra – basso – batteria, imbevuto di entusiasmo, impegno e ritornelli così contagiosi da cantare ai loro (finora numerosi) concerti anche se non conosciamo i testi a memoria.

C’è la musica a parlare, grazie ai riff di Dave Holt-Mead e alla sezione ritmica composta da Dave Batchelor (alla batteria) e Fin Cunningham (al basso), ma non manca neppure il look giusto – specialmente al frontman, Tom Cunningham, magnetico padrone della scena che gioca tutto sull’intensità rinunciando a facili scorciatoie glam

Che cos’hanno, i Trusted, che manca ad altri progetti britannici?

Sanno trasmettere energia e ottimismo pur “nei tempi turbolenti che stiamo vivendo”. Chissà se hanno fatto propria la filosofia di vita di Al Green (“Sono felice perché ogni giorno io mi sveglio e scelgo di essere felice”, rivelò ad un attonito Terence Trent D’Arby durante le prove di un concerto-tributo a John Lennon)… È giusto a punta di pennello che una goccia di malinconia arriva in “Sunlight”, dando l’effetto del tenue sole pomeridiano che bacia la pelle senza irritarla – facile ritrovare nella miscela la spontaneità dei primi Coldplay di “Parachutes” o i James di Tim Booth di metà anni Novanta. Altrove si respira un’aria frizzante che riporta a gruppi come gli Spin Doctors. Notevole, visto che i ragazzi non erano ancora nati quando “Pocket Full of Kryptonite” conquistava le classifiche.

Originari di Southend-On-Sea ma con un pubblico che ormai si espande per tutta l’Inghilterra, i Trusted sono forti della cultura musicale e della curiosità senza confini di Tom, che scrive i testi delle canzoni, e di un approccio che abbatte a colpi d’ascia il muro tra il mondo indie/alternative e le classifiche di vendita.

È una bella scommessa, la sua: in un mondo di belle voci usa-e-getta Cunningham sta costruendo un’identità con pazienza e tenacia guardando con attenzione ad artisti che sapevano (e sanno ancora) fare la differenza – da Jim Morrison a Mick Jagger. Ogni nuova canzone mostra un lato inedito e segni tangibili di maturazione, e non resta che metterli alla prova con il loro primo full-length quando uscirà. Trust ‘em.

 

Alessandro Liccardo

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Trust’em! The Trusted
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